Cacciavite, robot e tablet by Dario Di Vico Gianfranco Viesti

Cacciavite, robot e tablet by Dario Di Vico Gianfranco Viesti

autore:Dario , Di Vico,Gianfranco, Viesti [Di Vico, Dario Viesti, Gianfranco]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Economia, Contemporanea
ISBN: 9788815320803
editore: Societa editrice il Mulino Spa
pubblicato: 2014-10-14T22:00:00+00:00


1. «Industria 2015»

Senza voler sottovalutare il momento storico che attraversiamo e la particolarità degli anni che viviamo non è la prima volta che dopo le privatizzazioni degli anni Novanta l’Italia ha tentato, a livello governativo, di pensare una politica industriale e da allora non è trascorso nemmeno molto tempo. Vale la pena quindi ripartire da lì e da cosa, evidentemente, non ha funzionato se siamo ancora qui a porci la stessa domanda in un contesto molto più difficile. Il progetto si chiamava Industria 2015 e a vararlo nel 2006 è stato Pierluigi Bersani nella veste di ministro dello Sviluppo economico del governo Prodi. Il momento sembrava propizio per impiantare una scelta di quella rilevanza se non altro perché un paese a noi vicino e che spesso è stato pietra di paragone delle nostre scelte, la Francia, aveva fatto una scelta analoga nel 2004, quando il presidente Jacques Chirac aveva chiamato all’Eliseo l’ex top manager della Saint-Gobain, Jean-Louis Beffa, e gli aveva chiesto di scrivere un manifesto per il rilancio del sistema produttivo transalpino. Pour une nouvelle politique industrielle che venne pubblicato nel 2005. I riferimenti europei quindi c’erano e c’era anche al dicastero di via Veneto una squadra compatta e vicina al ministro. Niente fratture, dunque, tra politica e burocrazia, come quelle che abbiamo cominciato a tematizzare oggi, ma una visione comune. In più Bersani e i suoi avevano individuato degli uomini di industria che facessero da congiunzione tra gli input politico-ministeriali e l’operatività sul campo, che dessero con il loro carisma una forte legittimazione al tentativo e che allo stesso tempo trasferissero le loro competenze/la loro agenda di contatti al servizio di una politica-paese. Il più noto e più coinvolto fu Pasquale Pistorio, allora testimonial della possibilità che un italiano avesse successo nell’industria high tech a stelle e strisce e poi addirittura tornasse in patria per mettere al servizio della comunità nazionale la sua esperienza.

L’orientamento politico-culturale di Industria 2015 potrebbe essere catalogato come un approccio top down. Lo Stato non solo si impegnava a mobilitare risorse, pur nelle forme imperfette e con i vincoli vigenti di finanza pubblica, ma vestiva anche i panni del demiurgo. Si prendeva la responsabilità di scegliere, di individuare le traiettorie di sviluppo del sistema industriale sostituendosi in qualche modo al mercato (concettualmente) e agli animal spirits dell’imprenditore (nei fatti). Era il ministero quindi a farsi carico di illustrare la migliore allocazione possibile degli investimenti, le priorità di settore e gli strappi «di volontà» necessari. Tutto ciò, va detto, non era condito da una particolare contrapposizione o retorica negativa nei confronti degli industriali ma di fatto era così. Il demiurgo si prendeva la responsabilità di interpretare le necessità comuni e di indicare il cammino.

È interessante ripercorrere da monte l’itinerario di quelle scelte perché ciò che è accaduto a valle dimostra quanto sia complessa la strada intrapresa, quanto sia difficile che l’allocazione ottimale scelta a tavolino dallo Stato si traduca poi in politiche settoriali reali, in progetti che camminino. Oggi nell’anno di grazia 2014 sappiamo benissimo



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